Città e comunità sostenibili

Sentirsi a casa

A far data dal 2015, il flusso di migranti e rifugiati a Bologna è andato crescendo e ha contribuito ad aumentare una preesistente problematica dell’abitare.
Parliamo di una città con un mercato degli affitti snaturato dalla presenza di studenti fuori sede, con appartamenti da 5, 6 posti letto, che portavano oltre un milione delle vecchie lire nelle tasche dei proprietari.
Il nemico di oggi, per chi vuole affittare case, non sono più i giovani universitari, si chiama B&B: chi ha casa, la mette a reddito con l’affitto turistico breve, dove poche giornate garantiscono un’entrata considerevole, mantenendo la proprietà libera e disponibile all’occorrenza. Tutto ciò si accompagna ad un mercato immobiliare diffidente, che offre case dignitose a prezzi elevati, nella maggior parte dei casi, escludendo per sfiducia e a priori, gli immigrati come affittuari.
Cosa accade a chi, con la fragilità della propria storia, esce dal circuito SIPROIMI, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati? Quasi tutti affrontano una città dov’è impossibile trovare casa, ai margini della società produttiva, in immobili abbandonati e occupati, dove le possibilità d’integrazione si azzerano, senza opportunità e ai margini, vulnerabili e difficilmente raggiungibili. Uscire dall’accoglienza, senza casa né lavoro, o percorsi d’inserimento, ha come conseguenza la strada o soluzioni abitative di disagio ed emarginazione.
L’abitare, per un migrante, non è solo spazio fisico, ma è vicinato e ambiente circostante, è una comunità che offre occasioni di conoscenza, relazioni sociali, autonomia e riconoscimento della propria identità. Diventa quindi importante trovare delle forme dell’abitare inclusive, per coloro che escono dal sistema di accoglienza e si scontrano con l’attuale mercato degli affitti, alla ricerca di una sistemazione, dove nemmeno l’intermediazione di soggetti reputati garanti sblocca l’accesso alle locazioni per i migranti. Farebbe la differenza, se l’ente pubblico si proponesse come mediatore tra chi cerca e chi offre casa, promuovendo e sostenendo la costruzione di reti di proprietari.
Una delle azioni del progetto FAMI Roots intende proprio costruire opportunità d’inserimento abitativo di minori non accompagnati, che saranno presto neomaggiorenni, per un reale obbiettivo di autonomia.