Ridurre le disuguaglianze

Storie di minori stranieri non accompagnati in Italia

Secondo l’Unicef, in Europa, un rifugiato su tre ha meno di 18 anni e ben 19.700 delle richieste di asilo presentate nei Paesi europei nel 2018, sono state avanzate da minori stranieri non accompagnati.
In Italia, al 30 giugno 2019, i migranti soli e sotto i 18 anni erano 7.272, il 63,6% di 17 anni, il 22,7% di 16 anni, il 7,1% di 15 anni e il 6,6% con meno di 15 anni. Bambini e bambine, ragazzi e ragazze arrivati principalmente dalla Tunisia (13,8%), dall’Eritrea (11,9%), dall’Afghanistan (11,9%) e dalla Somalia (8,1%), senza famiglia, con anni di traumi alle spalle e, davanti, una tripla sfida: elaborare la violenza della partenza, il trauma dell’esilio e la costruzione di sé in un Paese nuovo.
Sono ragazzi e ragazze feriti nel corpo e nell’anima, ma resilienti, pronti a guardare avanti, a costruirsi un futuro e, per coloro che riescono a trovare un equilibrio tra il mondo di partenza e quello di arrivo, l’esperienza migratoria può diventare un valore aggiunto, uno
stimolo a rifiorire.
Rosa, educatrice in un Centro di accoglienza di Bologna, è ottimista: “I giovanissimi –racconta – proprio perché in crescita, hanno più capacità di gestire i traumi e lo stress, sono plastici, più flessibili e spesso riusciamo a fare un buon lavoro d’integrazione e autonomia.”
“In Italia è tutto molto lento – dice Léopold, 16 anni, burkinabé – ci vogliono mesi, a volte anni, per trovare un lavoro e guadagnare i soldi per vivere. All’inizio questa scoperta è stato uno choc, poi me ne sono fatto una ragione e ho iniziato a studiare, per non restare senza
fare nulla, che è la cosa peggiore.” Léopold frequenta un corso di aiuto cucina e sala e ieri pomeriggio, di fronte ai suoi quattordici compagni di corso, l’insegnante l’ha nominato “cameriere modello”, a dimostrare che la giovinezza porta spesso a buoni risultati.
Salimah, 17enne nigeriana, vorrebbe fare la modella: “Ma non posso più, ho troppe cicatrici. Così ho scelto di frequentare un corso da modellista, per restare nel campo della moda. Sono diventata brava e ho già una proposta d’impiego da un’importante azienda tessile. A luglio, finiti gli studi, inizierò a lavorare, per 1.200 euro al mese. Una sicurezza per quando in agosto diventerò maggiorenne e dovrò uscire dal Centro di accoglienza nel quale mi trovo. La preoccupazione? La casa: trovare un alloggio che io possa pagare col mio stipendio”.